Esilarante, disperato, sfacciato e innovativo, come la sua protagonista; il tutto con inconfondibile accento british, se lo si guarda in lingua originale (caldamente consigliato, specie se state cercando di migliorare la vostra dizione in inglese).
Sono solo due stagioni e piuttosto brevi, ma pregne di un umorismo a tratti caustico per una serie profondamente significativa nei suoi temi, mai banale nell’affrontarli. Nonostante la serietà degli argomenti di fondo, rimane sempre coinvolgente, ironica e genuinamente spassosa, ed è difficile non divorarla, visti anche i 30 minuti a puntata e il totale di 12 episodi. Una commedia drammatica a pieno titolo, bilanciata e brillante, che vanta quattro Emmy Awards come miglior serie commedia, miglior attrice protagonista in una serie commedia, miglior regia per una serie commedia e miglior sceneggiatura per una serie commedia, e due Golden Globe come miglior serie commedia o musical e miglior attrice protagonista in una serie commedia o musical.
Fleabag è il nome della serie, e anche l’unico che conosciamo della protagonista, dato che per le intere due stagioni nessuno le si rivolge con un nome proprio. Lei, interpretata da Phoebe Waller-Bridge, l’ideatrice della serie, è una giovane donna sensuale, sfacciata, divertente e tormentata, spezzata dalla morte di sua madre e della sua migliore amica Boo, con cui aveva aperto un caffè a Londra. Il personaggio di Fleabag già di per sé rende la serie meritevole di essere aggiunta alla propria lista. Allo sbando, ma facendo di tutto per tenersi in piedi, nonostante le sue spinte autodistruttive, è l’archetipo di una generazione di donne moderne ed emancipate, che tenta in ogni modo di arrangiarsi tra un caffè sulla via del fallimento, una famiglia disfunzionale e solo vagamente presente e relazioni sentimentali al limite dell’assurdo (e oltre il limite della dipendenza sessuale, soprattutto nella prima stagione). Fleabag è uno schiaffo allo stereotipo della giovane donna in carriera, sia perché mostra con cruda onestà i suoi fallimenti su tutti i fronti, sia perché non cerca né desidera un aitante salvatore che risolva la sua vita ingarbugliata.
Il pubblico come personaggio Se da un lato abbiamo Fleabag, noi, dall’altro lato dello schermo, siamo degli interlocutori sempre presenti: uno dei motivi per cui è difficile non sentirsi trascinati nella storia è proprio perchè la protagonista si rivolge direttamente agli spettatori. Ci guarda, ci parla e ci spiega dettagli altrimenti difficili da estrapolare dal contesto. Una rottura della quarta parete innovativa e intelligente che riesce a trasmettere la sensazione teatrale della stand up comedy, la modalità originale per cui era stato concepito lo spettacolo. Allo stesso tempo gli incisi permettono di conoscere in dettaglio i personaggi, le dinamiche delle loro relazioni e avvenimenti passati. La caratterizzazione che ne consegue contribuisce alla rappresentazione di un universo intimo e tormentato come solo le famiglie possono essere.

La famiglia Anche in questo caso i buoni sentimenti vengono gettati dalla finestra in favore di un realismo brutalmente onesto e, proprio per questo, pregno di umorismo. Una sorella perfezionista e ricca con un marito alcolista, un padre che compensa la propria distanza emotiva dalle figlie con regali bizzarri e una matrigna e madrina talentuosa, inopportuna e antipatica, che veniamo a conoscere soprattutto attraverso i commenti taglienti che Fleabag ci rivolge. Anche in questo caso, lungi dall’essere macchiette, anche nella matrice di personaggi secondari divertenti e un po’ improbabili emerge chiaramente l’umanità di persone che sono a loro volta alle prese con le proprie fragilità.
Sul filo tra tragedia e commedia Uno dei grandi meriti di questa serie è che, lungi dalla superficialità della sitcom, riesce a sviscerare con acume temi universali e dolorosi, come il lutto, il rimorso, la solitudine. Fleabag e la sua famiglia incasinata diventano tutti noi. Noi, d’altronde, che la accompagniamo passo dopo passo nella sua spirale verso l’oblio, e poi nella sua impacciata redenzione, come ho già sottolineato, siamo a nostra volta dei personaggi. Non credo sia un caso: siamo coinvolti in tutto ciò che vediamo, non solo perché accade nella serie, ma anche perché succede nella vita vera, e può accadere a chiunque. Anche per questo Fleabag è così potente, perché non edulcora l’abiezione e la disperazione, ma nemmeno la rende romanzata e romantica. Un equilibrio incredibile, che la rende reale più che realistica. Tutto ciò accade senza mai rinunciare a mettere in luce la parte divertente e ironica, quella goccia di spasso anche nell’ora più buia. Un mix perfetto che non può non conquistarci; e può aiutare in questo anche un altro ingrediente, ovvero le abbondanti scene di sesso, anche in questo caso per niente affatto idealizzate.
Fleabag ci mostra la commedia che sboccia dall’appropriarsi dei propri difetti ed errori e dal rivendicare il proprio dolore e solitudine: una comicità che non nasconde la tragedia sotto una patina di divertimento, ma che fa affiorare tutto il male e il bene in modo onesto, coraggioso e schietto. La condizione umana mostrata con umorismo graffiante. Geniale quanto reale.
IDENTIKIT DELLA SERIE TV:
- PIATTAFORMA: Amazon Prime Video
- EPISODI: 12
- DURATA MEDIA EPISODI: 24 minuti
- STAGIONI: 2
- GENERE: drammatico, commedia
- NAZIONALITÀ: Regno Unito
QUALITÀ: 97%