Alan Turing e “The Imitation Game” (2014) – Recensione e Critica

Matematico e logico britannico di grande talento, Turing (1912-1954) gettò le basi dell’informatica moderna ancor prima che i computer esistessero fisicamente. Dopo una formazione d’eccellenza presso l’Università di Cambridge, coronata nel 1934 da una borsa di studio al King’s College (USA) per le sue ricerche sulla teoria della probabilità, Turing rivolse la sua attenzione a una delle sfide più ambiziose della logica formale: l’Entscheidungsproblem. Formulato da David Hilbert e Wilhelm Ackermann nel 1928, il “Problema della Decisione” si pone come questione la possibilità di individuare un metodo algoritmico (ossia una procedura formale e meccanica) capace di stabilire la verità o la falsità di qualsiasi affermazione matematica all’interno di un sistema logico.

Nel suo saggio On Computable Numbers (1936), Turing dimostrò che tale metodo universale non poteva esistere. Tuttavia, nel provare questa impossibilità, ideò la Macchina di Turing Universale, un modello astratto capace di simulare l’esecuzione di qualsiasi algoritmo. Attraverso questa straordinaria intuizione, Turing posò le fondamenta che in futuro avrebbero portato a definire l’architettura logica del computer digitale moderno, trasformando il concetto di “calcolo” da operazione umana a processo meccanico universale.

Rientrato dagli Stati Uniti nell’estate del 1938, Turing si unì alla Government Code and Cypher School, un’agenzia di spionaggio britannica specializzata nell’intercettazione di segnali. Fu in questo contesto che Alan diede il contributo decisivo per violare Enigma, la sofisticata macchina utilizzata dai militari tedeschi per cifrare le comunicazioni radio durante la Seconda Guerra Mondiale.

È proprio in questo frangente storico che si concentra la pellicola di Morten Tyldum. Il film ha mostrato sul grande schermo la corsa contro il tempo vissuta a Bletchley Park, romanzando l’incontro tra la teoria matematica e l’urgenza bellica, e mostrandoci come il team di Turing sia riuscito a trasformare un’intuizione logica nell’arma definitiva per la vittoria alleata.

Trama del film “The Imitation Game”

Il film comincia raccontando la storia di Alan attraverso una struttura narrativa non lineare. Partendo da un interrogatorio di polizia nel 1951, a seguito di una misteriosa effrazione in casa sua, la pellicola ci riporta indietro nel tempo, intrecciando gli anni cruciali della Seconda Guerra Mondiale con i flashback della sua giovinezza.

Nel 1928, in un rigido collegio inglese, un giovane e solitario Turing, vittima di bullismo, stringe una profonda amicizia con Christopher Morcom. Questi non solo introduce Alan all’affascinante mondo della crittografia, ma rappresenta il suo primo grande e inespresso amore. La prematura scomparsa di Christopher per tubercolosi segnerà Turing per tutta la vita, al punto che (nella finzione cinematografica), deciderà di dare il suo nome alla gigantesca macchina decifratrice (storicamente nota invece come Bombe).

Nel 1939, allo scoppio del conflitto, un ormai affermato Turing viene inserito nel team di crittoanalisi di Bletchley Park, diretto dal severo Comandante Alastair Denniston. Il gruppo, che comprende menti brillanti come Hugh Alexander e Peter Hilton, ha l’arduo compito di forzare i codici di Enigma. Scontroso, convinto della superiorità del proprio intelletto e insofferente al lavoro di squadra, Turing decide di operare in solitaria per progettare la sua macchina elettromeccanica volta a decifrare Enigma.

Di fronte al rifiuto di Denniston di finanziare il costoso progetto, Alan scavalca le gerarchie scrivendo direttamente al Primo Ministro Winston Churchill, che non solo gli accorda i fondi, ma lo nomina a capo del team. Assunto il comando, Turing rinnova la squadra utilizzando un metodo di reclutamento decisamente poco convenzionale: un complesso cruciverba pubblicato sui giornali da completare entro 10 minuti.

È così che entra in scena Joan Clarke, una brillante matematica laureata a Cambridge che, superando i forti pregiudizi di genere dell’epoca, diventerà una figura chiave per lo sviluppo del progetto e una fidata confidente per Alan.

La svolta che portò alla soluzione del problema arrivò da un’intuizione legata all’abitudine umana piuttosto che alla pura teoria matematica: ascoltando le comunicazioni intercettate, Turing intuisce che i telegrafisti tedeschi commettono un errore fatale: iniziano spesso i messaggi con parole ricorrenti e prevedibili, come le previsioni meteo o il saluto “Heil Hitler”. Programmando la macchina per cercare queste specifiche “parole in chiaro”, il numero di combinazioni possibili si riduce drasticamente, permettendo a “Christopher” di decifrare i codici in tempo utile.

Tuttavia, questo straordinario trionfo scientifico si trasforma immediatamente in un pesantissimo dilemma morale. Scoperto l’imminente attacco a un convoglio alleato (in cui viaggia anche il fratello di un membro del team), Turing si rende conto che un intervento immediato rivelerebbe ai tedeschi che Enigma è stata compromessa. Guidato da una logica glaciale, sviluppa così un modello statistico per calcolare su quali informazioni agire, massimizzando il danno al nemico ma mantenendo segreta la scoperta. Il team si trova così costretto a decidere, in segreto, chi salvare e chi sacrificare.

Conclusosi il conflitto, l’immenso contributo di Bletchley Park viene insabbiato dai servizi segreti britannici. Le macchine vengono distrutte, i documenti bruciati e ai membri del team viene imposto un assoluto e perpetuo silenzio.

L’epilogo del film ci riporta al tragico destino di Turing. Nel 1952, l’uomo che aveva salvato il mondo libero viene condannato per “grave indecenza” a causa del suo orientamento sessuale, all’epoca un reato nel Regno Unito. Costretto a scegliere tra il carcere e la castrazione chimica, opta per quest’ultima pur di non interrompere i propri studi. Devastato nel corpo e nella psiche da questa terapia di stato, Alan Turing viene trovato morto per avvelenamento da cianuro il 7 giugno 1954, a soli 41 anni.

Il film si chiude con una statistica che fa riflettere: gli storici stimano che il lavoro di Turing e del suo team abbia accorciato la Seconda Guerra Mondiale di oltre due anni, salvando la vita a più di 14 milioni di persone. Un torto storico parzialmente sanato solo nel 2013, quando la Regina Elisabetta II gli ha concesso la grazia reale postuma, restituendo definitivamente alla storia la figura del genio che ha gettato le basi per l’era dei computer.

Di seguito le immagini della ricostruzione della macchina usata dal team di Turing e mostrata durante il film:

Riflessione e critica

“A volte sono le persone che nessuno immagina che possano fare certe cose, a fare le cose che nessuno può immaginare”

Questa battuta, resa iconica, racchiude il cuore emotivo di The Imitation Game. Il film ha avuto l’innegabile e fondamentale merito di riabilitare la figura di Alan Turing agli occhi del grande pubblico. Ha mostrato al mondo intero l’ingiustizia e la crudeltà di leggi discriminatorie che hanno distrutto la vita di un genio unicamente a causa del suo orientamento sessuale, celebrando al contempo il valore della “diversità” come motore di innovazione. Tuttavia, se dal punto di vista emotivo e narrativo la pellicola è un trionfo, dal punto di vista del rigore storico le cose stanno diversamente.

Secondo infatti il blog di data journalismInformation is Beautiful“, tenendo conto delle necessarie licenze poetiche hollywoodiane, il film è storicamente accurato solo al 42,3%. Tony Comer, storico del dipartimento del GCHQ invece è stato ancora più severo: “The Imitation Game azzecca in pieno solo due cose: c’è stata una Seconda Guerra Mondiale e il nome di battesimo di Turing era Alan”.

Le inaccuratezze storiche presenti nella pellicola sono numerose e, per gli addetti ai lavori, piuttosto evidenti. Di seguito ho riportato quelle secondo me più degne di nota, ma le inesattezze sono molte di più.

  • In primo luogo, la pellicola dà l’impressione che per anni i crittografi non abbiano concluso nulla, fino alla folgorante intuizione di Alan sulle “parole ricorrenti” (come le previsioni meteo). Storicamente, l’uso di questa tecnica (chiamata cribbing) era ben nota ed era già utilizzata negli attacchi manuali contro Enigma prima ancora che la Bombe fosse costruita.
  • La drammatica scena in cui il team decide di sacrificare un convoglio (su cui viaggia il presunto fratello del crittografo Peter Hilton) per non svelare ai tedeschi di aver rotto il codice è pura finzione. Hilton non aveva un fratello su quel convoglio e, soprattutto, decisioni strategiche di tale portata venivano prese dai vertici militari, non dai matematici di Bletchley Park.
  • Nel film viene inserita una sottotrama di spionaggio in cui Turing scopre che il collega John Cairncross è una spia sovietica e viene da questi ricattato per via della sua omosessualità. Nella realtà, i due lavoravano in dipartimenti completamente separati e non c’è alcuna prova che si siano mai incontrati.
  • La scena romantica in cui Joan Clarke viene reclutata superando un test del cruciverba è inventata. Sebbene i cruciverba venissero effettivamente usati per scovare talenti, la Clarke fu reclutata direttamente dal suo ex supervisore accademico di Cambridge.
  • Nel film, la macchina viene battezzata “Christopher” in onore dell’amico d’infanzia di Turing, e Alan viene ritratto come l’unico crittografo capace di progettarla, tra l’ostilità e l’incomprensione dei colleghi. In realtà, questa macchina elettromeccanica si chiamava “Victory” e fu il risultato di uno sforzo corale e non individuale. Si trattava di una versione britannica della “Bombe”, parzialmente ispirata a un progetto del crittoanalista polacco Marian Rejewski. Già nel 1938, infatti, Rejewski aveva ideato la bomba kryptologiczna, capace di violare una versione precedente di Enigma per conto dei servizi segreti polacchi. Il modello perfezionato nel 1940, basato su una strategia diversa, vide il contributo fondamentale del matematico Gordon Welchman, il quale non viene mai menzionato nella pellicola. Paradossalmente, nel film i meriti di Welchman vengono attribuiti a Hugh Alexander, alterando ulteriormente la realtà dei fatti storici per esigenze di sceneggiatura.
  • Forse la distorsione più grande però riguarda proprio la personalità di Alan: il film lo ritrae quasi come un individuo affetto da sindrome di Asperger: asociale, arrogante e incapace di cogliere l’ironia. I suoi contemporanei lo descrivono invece come un uomo socievole, eccentrico ma dotato di un ottimo senso dell’umorismo e profondamente rispettato dai suoi superiori, in particolare dal Comandante Denniston, ritratto nel film come un rigido burocrate che voleva licenziarlo.

Conclusione

Consiglio molto la visione di questo film. La storia mi ha intrattenuto e mi ha permesso di riflettere su quanto Turing sia stato un pioniere per il suo tempo. Tuttavia, ricercando la veridicità dei fatti, sono rimasto in parte deluso nello scoprire quanta finzione sia stata inserita. In definitiva, The Imitation Game va guardato per quello che è: un bellissimo dramma hollywoodiano che usa la vita di Turing come tela per un messaggio potente sull’inclusione, ma che non deve essere confuso con un documentario storico.


Alan Turing and “The Imitation Game” (2014) – Review and critique

A brilliantly talented British mathematician and logician, Alan Turing (1912–1954) laid the foundations of modern computer science before physical computers even existed. Following an exceptional education at the University of Cambridge, crowned in 1934 by a fellowship at King’s College (Cambridge) for his research in probability theory, Turing turned his attention to one of the most ambitious challenges of formal logic: the Entscheidungsproblem.

Formulated by David Hilbert and Wilhelm Ackermann in 1928, this “Decision Problem” asked whether it was possible to identify an algorithmic method—a formal, mechanical procedure—capable of determining the truth or falsehood of any mathematical statement within a logical system.

In his seminal 1936 paper, On Computable Numbers, Turing proved that such a universal method could not exist. However, in proving this impossibility, he conceived the Universal Turing Machine: an abstract model capable of simulating the execution of any algorithm. Through this extraordinary intuition, Turing laid the groundwork for what would eventually become the logical architecture of the modern digital computer, transforming the concept of “calculation” from a human task into a universal mechanical process.

Returning from the United States in the summer of 1938, Turing joined the Government Code and Cypher School, a British signals intelligence agency. It was in this context that Alan made his decisive contribution to breaking Enigma, the sophisticated cipher machine used by the German military to encrypt radio communications during World War II.

This pivotal historical moment is the focus of Morten Tyldum’s film. The movie brings to the big screen the race against time lived at Bletchley Park, romanticizing the intersection of mathematical theory and wartime urgency, and showing us how Turing’s team managed to transform a logical insight into the ultimate weapon for Allied victory.

Plot Summary: The Imitation Game

The film tells Alan’s story through a non-linear narrative structure. Starting with a police interrogation in 1951 following a mysterious break-in at his home, the movie takes us back in time, intertwining the crucial years of WWII with flashbacks to his youth.

In 1928 at a rigid English boarding school, a young and solitary Turing, a constant victim of bullying, forms a deep friendship with Christopher Morcom. Christopher introduces Alan to the fascinating world of cryptography and represents his first great, albeit unexpressed, love. Christopher’s untimely death from tuberculosis marks Turing for life—to the point that (in the film’s fiction), he decides to name his massive decoding machine “Christopher” (historically known as the Bombe).

In 1939 at the outbreak of the conflict, an established Turing joins the cryptanalysis team at Bletchley Park, led by the stern Commander Alastair Denniston. The group, which includes brilliant minds like Hugh Alexander and Peter Hilton, faces the daunting task of cracking the Enigma codes. Socially awkward and convinced of his own intellectual superiority, Turing initially chooses to work in isolation to design his electromechanical machine.

Faced with Denniston’s refusal to fund the expensive project, Alan bypasses the hierarchy by writing directly to Prime Minister Winston Churchill, who not only grants the funds but appoints him as team leader. Upon taking command, Turing revitalizes the team using an unconventional recruitment method: a complex crossword puzzle published in the newspapers to be completed within ten minutes.

This is how Joan Clarke enters the scene—a brilliant Cambridge mathematics graduate who, overcoming the strong gender prejudices of the time, becomes a key figure in the project and a trusted confidante for Alan.

The breakthrough that led to the solution came from an intuition linked to human habit rather than pure mathematical theory. Listening to intercepted communications, Turing realizes that German operators make a fatal error: they often begin messages with predictable, recurring words (known as cribs), such as weather reports or the “Heil Hitler” greeting. By programming the machine to search for these specific plain-text fragments, the number of possible combinations is drastically reduced, allowing “Christopher” to decipher the codes in time.

However, this scientific triumph immediately turns into a heavy moral dilemma. Upon discovering an imminent attack on an Allied convoy (on which a team member’s brother is serving), Turing realizes that an immediate response would alert the Germans that Enigma has been compromised. Guided by a cold, calculated logic, he develops a statistical model to decide which intelligence to act upon—maximizing the impact on the enemy while minimizing the risk of German suspicion. The team is thus forced to decide, in secret, whom to save and whom to sacrifice.

Following the war, the immense contribution of Bletchley Park is suppressed by the British Secret Service. The machines are destroyed, documents burned, and the team members are sworn to absolute, lifelong silence.

The film’s epilogue returns to Turing’s tragic fate. In 1952, the man who saved the free world is convicted of “gross indecency” due to his sexual orientation—at the time a crime in the UK. Forced to choose between prison and chemical castration, he opts for the latter to avoid interrupting his work. Devastated in body and mind by this state-imposed therapy, Alan Turing was found dead of cyanide poisoning on June 7, 1954, at just 41 years old.

The film closes with a sobering statistic: historians estimate that the work of Turing and his team shortened WWII by more than two years, saving over 14 million lives. This historical injustice was partially redressed only in 2013, when Queen Elizabeth II granted him a posthumous royal pardon, finally restoring to history the figure of the genius who paved the way for the computer age.

Thoughts and Critique

“Sometimes it is the people no one imagines anything of who do the things that no one can imagine.”

This now-iconic line captures the emotional heart of The Imitation Game. The film has the undeniable and fundamental merit of rehabilitating Alan Turing’s image for the general public. It showed the world the injustice and cruelty of discriminatory laws that destroyed a genius’s life solely because of his sexual orientation, while celebrating the value of “diversity” as a driver of innovation. However, while the film is a triumph from an emotional and narrative standpoint, historical accuracy is a different matter entirely.

According to the data journalism blog Information is Beautiful, even accounting for necessary Hollywood “creative license,” the film is only 42.3% accurate compared to real-life events. Tony Comer, a historian at GCHQ, was even harsher: “The Imitation Game gets only two things absolutely right: there was a Second World War and Turing’s first name was Alan.”

The historical inaccuracies are numerous. Below, I have listed those I find most noteworthy, though many more exist:

  • The film implies that cryptographers achieved nothing for years until Alan’s sudden realization about recurring words. Historically, the use of cribbing was well-known and had already been used in manual attacks on Enigma before the Bombe was even built.
  • The dramatic scene where the team decides to sacrifice a convoy (including Peter Hilton’s supposed brother) to keep their success a secret is pure fiction. Hilton had no such brother, and strategic decisions of that magnitude were made by high-level military commanders, not the codebreakers themselves.
  • The subplot involving Soviet spy John Cairncross blackmailing Turing over his sexuality is invented. The two worked in entirely different departments, and there is no evidence they ever met.
  • The machine was not named after Turing’s childhood friend; it was called “Victory.” More importantly, it was a collaborative effort based on the successes of Polish cryptanalyst Marian Rejewski and the vital contribution of Gordon Welchman, who is entirely omitted from the film.
  • Perhaps the greatest distortion concerns Alan’s personality. The film portrays him as a socially awkward, arrogant individual who is almost incapable of understanding irony. His contemporaries, however, described him as sociable and eccentric but possessed of a great sense of humour and deeply respected by his superiors—including Commander Denniston, who is unfairly depicted as a rigid antagonist.

Conclusion

Personally, I believe this film is absolutely worth watching. The story entertained me, kept me emotionally engaged in Alan’s drama, and allowed me a glimpse—even if not entirely accurate—into the life of a true pioneer. Nevertheless, researching the actual facts left me somewhat disappointed to discover how much of the film was pure fiction. Ultimately, The Imitation Game should be viewed for what it is: a beautiful Hollywood drama that uses Turing’s life as a canvas for a powerful message on inclusion and the cost of prejudice, but it must not be mistaken for a historical documentary.


Crosswords

I’ve included the crossword puzzle also shown in the film, which was used to recruit some of the brilliant minds who helped crack Enigma. Test yourself!

Answers Across: 1 Troupe, 4 Short cut, 9 Privet, 10 Aromatic, 12 Trend, 13 Great deal, 15 Owe, 16 Feign, 17 Newark, 22 Impale, 24 Guise, 27 Ash, 28 Centre bit, 31 Token, 32 Lame dogs, 33 Racing, 34 Silencer, 35 Alight.

Down: 1 Tipstaff, 2 Olive oil, 3 Pseudonym, 5 Horde, 6 Remit, 7 Cutter, 8 Tackle, 11 Agenda, 14 Ada, 18 Wreath, 19 Right nail, 20 Tinkling, 21 Sennight, 23 Pie, 25 Scales, 26 Enamel, 29 Rodin, 30 Bogie.

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