IL VIAGGIO NELLA LETTERATURA: MAPPA VERSO ITACA

di Edoardo Barragato

Viaggiare è un argomento che abbraccia secoli e secoli di letteratura. Il viaggio, infatti, è stato uno dei temi preponderanti sin dall’alba della scrittura: da Omero a Virgilio, da Dante a Pirandello. Tale tema è stato declinato in molte sfaccettature, così tante da divenire complesso anche coglierne il vero significato. Ma in fondo il viaggio non è proprio questo? Confondersi tra mille forme e trovare la propria identità?

Omero, con la sua “Odissea”, compone un poema sul nòstos (il viaggio di ritorno) che Ulisse compie per tornare in patria. Si tratta di un viaggio durato dieci anni, durante il quale, il protagonista si ritrova costretto ad affrontare numerose peripezie prima di arrivare ad Itaca, la sua patria, nonché terra in cui è cresciuto e dove lo ha atteso per troppi anni la sua sposa Penelope. Pertanto, Omero ci insegna e sottolinea l’importanza dei concetti di pazienza, fedeltà, e di fatica che si trasforma in ricompensa.

Virgilio, dal canto suo, propone un nuovo Ulisse, Enea, da qui il nome “Eneide”, che parte alla volta dell’ignoto. Se l’autore greco pone come meta finale del viaggio la terra natia del protagonista, qui il latino Virgilio decide che la terra di approdo costituirà il nuovo, ciò da cui ripartire dopo la totale distruzione di Troia. Dopo un’ampia parentesi di carattere amoroso, Enea arriva nel Lazio e dalla sua discendenza nascerà Roma, destinata a diventare caput mundi (capitale del mondo). Virgilio, in conclusione, ci trasmette la speranza e il coraggio per affrontare le novità.

Più di mille anni dopo, Dante sceglie di designare proprio Virgilio come personaggio che gli fa da guida per tutto il percorso che, lo stesso autore, compie dall’Inferno al Paradiso, attraverso il Purgatorio. Un modo di vedere questo aspetto che si fa sempre più etereo e che pone non pochi quesiti morali al lettore. La Commedia dantesca si profila non solo come un’aperta critica politica ai vizi dell’uomo, ma anche come un richiamo a riprendere la retta via. Un’opera così attuale che spinge, nell’Ottocento, il filosofo Schopenhauer a chiedersi: “Donde ha preso Dante la materia del suo Inferno, se non da questo nostro mondo reale?”, tanto verosimili sembravano le tematiche trattate. Dante, allora, ci esorta a percorrere la nostra vita con più coscienza in un’ottica prettamente realistica.

Pirandello ancora in modo più “spirituale”, ma incisivo esprime il viaggio come idea di rinascita; esempio palese ne è “Il fu Mattia Pascal”, romanzo che prende il nome dallo stesso protagonista. Egli, infatti, vuole avere un’altra vita e coglie l’occasione di una falsa notizia per fingersi morto e poter essere finalmente libero dalle sue “maschere”. Ecco che inizia il suo lungo viaggio in giro per l’Europa fin quando non decide di stabilirsi a Roma con il nome di Adriano Meis. Ma anche così la sua vita diventa troppo “stretta” e ciò lo incoraggia a ritornare nel suo piccolo paese dove tutti si sono dimenticati di lui e dove capisce che un ritorno al suo vecchio essere non potrà mai avvenire. Ed è così che passerà alla storia con il nome di “Il fu Mattia Pascal”. Pirandello, pertanto, si auspica che il viaggio sia fonte di rinnovamento affinché ognuno di noi possa “vivere e intero, non più in sé, ma in ogni cosa fuori” (i.e. esprimere liberamente sé stesso).

In conclusione, le indicazioni sono molto semplici: basta un po’ di coraggio e di sacrificio, piedi per terra, e saper pensare con la propria testa (le forme) per arrivare finalmente ad Itaca (l’identità).

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